"La politica deve essere innanzitutto partecipata"

Abbiamo intervistato Danian Sina, candidato alle elezioni di giugno con il Partito Democratico. Laureando in giurisprudenza, volontario nel Servizio Civile, immagina una politica partecipata, aperta e vicina ai cittadini. Il suo sogno? Poter condividere le proprie idee con tutti.

Perché si è candidato? «Quest’anno ho cominciato l’attività di servizio civile a Gallarate per una questione di cittadinanza attiva. Questo mi ha permesso di toccare con mano la realtà di Gallarate e di ciò che sta facendo l’amministrazione. Candidandomi ho voluto confrontarmi con qualcosa di più importante. Ho deciso di candidarmi per partecipare attivamente alla vita politica della città».

Da quanti anni vive a Gallarate? «Da 18 anni. Ho visto cambiare la città e quartieri, ho assistito allo sviluppo del centro… è cambiata tantissimo».

Che idea ha della politica? «La politica secondo me deve essere partecipata. La politica è bella, ma se rimane autoreferenziale la gente non la sente più sua, perché la politica è opinione e scontro, in senso buono. Se la politica rimane fine a se stessa il cittadino sarà sempre lontano, mentre se si apre alla cittadinanza le persone la sentono come qualcosa che appartiene loro e che li spinge a partecipare alle scelte dell’amministrazione».

Quali sono i suoi maestri di vita? «Ce ne sono tanti. Si può partire da Mahatma Gandhi a Martin Luther King, ma quelli ovviamente sono i maestri di vita di tutti quanti, che hanno ispirato e continueranno a ispirare le nuove generazioni. Se penso al piano personale, anche i miei amici mi hanno accompagnato e supportato in questo percorso».

Qual è il primo intervento che dovrebbe fare il futuro sindaco? «Gallarate fino ad adesso è stata una città partecipata: sono state molte le occasioni e i progetti che hanno reso Gallarate aperta nei confronti dei cittadini; penso per esempio all’iniziativa organizzata da Filo di Perle in piazza Garibaldi che ha coinvolto tutti. Gallarate è una città viva e vivace, con opportunità per tutte le generazioni. L’amministrazione dovrebbe continuare su questo, ossia continuare ad aprire la città alla partecipazione, perché tutti abbiamo qualcosa da dare».

Quali sono i tre settori più importanti su cui agire? «Sicuramente il sociale, poi le politiche giovanili e la cultura».

Qual è la critica maggiore che farebbe a chi ha governato in questi cinque anni? «Più che una critica, si tratta di un limite secondo me, ed è quello relativo alla disponibilità di informazioni ai cittadini. Infatti nel programma della coalizione uno dei punti riguarda proprio l’avere a disposizione strumenti di informazione più smart».

Qual è la cosa migliore che ha fatto l’attuale amministrazione? «Il lavoro svolto sulla partecipazione penso che sia qualcosa di stupendo, basti a Filo di Perle o a Revolutionary Road. Gallarate secondo me deve e può diventare un punto di riferimento e un aiuto anche per i comuni limitrofi».

Tra innovazione e tradizione a cosa darebbe più spazio? «Sono entrambi fondamentali. Secondo me uno non esclude l’altro. Può esserci tradizione usando le nuove tecnologie perché se non ci si guarda indietro è impossibile sapere quale potrà essere il futuro».

Chiudono sempre più attività in città. Cosa farebbe per contrastare questa situazione? «Negli ultimi quindici anni Gallarate ha visto nascere centri commerciali che hanno portato la città a svuotarsi, la gente si è allontanata dal centro. Poi sicuramente la crisi ci ha messo del suo. Non credo che Gallarate non abbia le forze per aiutare i commercianti, secondo me bisogna ripopolare con i negozi la città, perché c’è un assoluto bisogno anche dei piccoli commercianti, e bisogna valorizzarli; penso per esempio alle persone anziane che hanno la necessità di andare dai piccoli negozianti».

Cosa non vorrebbe vedere nella sua città? «La nascita di altri centri commerciali (ride, ndr.). Bisogna riqualificare quello che c’è già, i negozi, le strutture, tutto. Mettere altri soldi per la costruzione di nuove strutture non serve a nulla. Ristrutturare gli edifici che ci sono già invece creerebbe anche più posti di lavoro. Poi non c’è neanche più il terreno per costruire».

Cosa le dice diritti civili? «Tanto, tantissimo. È un argomento che mi sta a cuore perché spazia dai diritti dei bambini a quelli degli anziani, ai diritti della famiglia, tradizionale e non. Possono essere libertà di espressione, democrazia, partecipazione e tutto quanto. Sono fondamentali e un’amministrazione deve tenerne conto. Però diritti civili implica anche doveri civili: siamo tutti quanti chiamati in causa per entrambi. Tramite la partecipazione, il coinvolgimento e il rispetto dei diritti si può rendere la città più vivace e capace di contrastare fenomeni di percezione di insicurezza».

 

Camilla Malacarne

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2 risposte a “"La politica deve essere innanzitutto partecipata"

  1. GMT

    “Abbiamo tutti qualcosa da dare” ma non da dire. Mi raccomando.
    Partecipate. Ma non indicate nuovi temi su cui chiedere partecipazione.
    Ma anche il bilancio partecipato non ha funzionato, pochi gallaratesi si sono espressi e poche realizzazioni sono state compiute (e parlo dei progetti 2013!!).
    Soprattutto, credo tutti vogliano occuparsi di sociale, giovani, cultura (sicurezza no?), ma il vero distinguersi è raccontare il come. E’ inutile elencare i titoli se poi non segue un testo che ne spieghi la visione.
    Un po’ come dire che occorre rivitalizzare il commercio dei negozi di vicinato. Ok. Come?

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