Nino Caianiello, politica, Amsc e contrattacco giudiziario

«La storia di un uomo, di una città e dei suoi abitanti. Un’operazione di verità», questo il preambolo di “Nino – Ieri, Oggi e Domani”, l’iniziativa organizzata da Agorà (il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza all’associazione Africa & Sport). Sul palco del Teatro del Popolo il grande timoniere di Forza Italia Gioacchino Nino Caianiello intervistato da Silvestro Pascarella, giornalista della Prealpina.

teatro-popoloArrivato in provincia di Varese nel 1977, è stata sempre una figura chiacchierata quella di Nino Caianiello, a cominciare dalla sua prima esperienza in consiglio comunale nel 1987. Poi gli anni ’90, quelli della Lega, gli anni in cui iniziò a germogliare anche il seme di Forza Italia, partito che «nacque nel 1994», racconta Nino. «Conobbi Gianni Sparacia e insieme conoscemmo Massimo Buscemi, con il quale costituimmo Forza Italia. Lasciai immediatamente l’incarico di assessore su richiesta dall’allora sindaco di Forza Italia Angelo Greco. Nacque il malcontento all’interno di Forza Italia, io ero il responsabile a livello provinciale e incontrai Giancarlo Giorgetti. La Lega all’epoca era all’opposizione, perché Greco sconfisse al ballottaggio Perfetti, mentre uno dei candidati sindaco che oggi ancora si propone si candidò per la Lega, Roberto Borgo, non andò neanche al ballottaggio. Giorgetti mi propose un’alleanza e i nostri consiglieri si aggiunsero alle firme della Lega, chiudendo questa vicenda politica. Tutti credevano che potessi essere il candidato sindaco in quanto ero etichettato come il “Caino”, ma dando un cenno di rinnovamento proponemmo Nicola Mucci».

«Nicola Mucci si è guadagnato la fiducia di tutti. C’è stato momento in cui si è capito che avrebbe potuto deragliare, e così avvenne, quando nel 2005 quando fui colpito da avviso di garanzia per una vicenda sull’urbanistica, cosa per la quale chi mi conosce mi prende in giro perché io faccio fatica a spiegare che cos’è un metro cubo, nonostante qualcuno mi attribuisca altre capacità. Nel 2006 Mucci vinse con il 70% dei consensi, vittoria che definii “l’inizio della fine” a causa del successo esagerato che galvanizzò tutti e che indusse la sindrome che comunemente hanno i sindaci al secondo mandato, e cioè quella di non vedere l’ora della fine dei cinque anni. Nicola, forte di quel consenso, ha voluto strafare puntando sulla sua immagine vincente soprattutto grazie al lavoro di tanti». «Con un’alleanza diversa come sarebbero andate le cose?», questa la domanda di Pascarella. «Gallarate è una città moderata, i comunisti o gli pseudo comunisti non hanno mai governato se non negli ultimi cinque anni. Coeso e Unito il centrodestra ha sempre vinto. Mucci nel 2006 ritirò alcune deleghe senza condividere il percorso politico, nonostante tutti credessero che fosse stato condiviso anche da me. Questo portò a correre separati nel 2011 quando i gallaratesi votarono il centrosinistra».

«Ma quali sono state le ragioni della sconfitta del 2011 e perché l’accanimento con questi “uccelli di rovo”?», incalza Pascarella. «La battuta su “uccelli di rovo” non è mia, ma è stata riferita al sottoscritto. Credo che Mucci nei confronti del clero e della chiesa abbia fatto molto, per esempio per quanto riguarda le scuole private oppure il tanto discusso parcheggio, opera realizzata in accordo con la chiesa e con l’allora monsignor Carnevali, dove la parrocchia ha avuto tanto. Abbiamo dato alla parrocchia di Santa Maria Assunta un centro oratoriale che è l’orgoglio mio e dell’amministrazione del centrodestra. Dicono che sono il demonio? Non è vero. Abbiamo sostenuto l’iniziativa che la chiesa doveva promuovere in questa città. Venuto a conoscenza di liste civiche costituite presso gli oratori, dissi al monsignor Carnevali che la chiesa avrebbe dovuto starne fuori e non favorire le liste civiche. Perché non è che quando ottieni la nostra collaborazione allora siamo bravi e quando ritieni tu non siamo più capaci. Questa è la mia opinione, ma amo leggere anche chi la pensa diversamente da me. Ricordo un articolo di Helena Janeczek pubblicato su l’Unità, in cui domandava come fosse avvenuta la vittoria del “giovane” sindaco Guenzani, e dava anche una risposta: grazie a un cappuccio e brioche in quella pasticceria storica di Gallarate, ovviamente di fronte al decanato. Fu il monsignore secondo la Janeczek a proporre la candidatura a Edoardo Guenzani».

«Ma passiamo ad Amsc: c’era davvero bisogno di diventare presidente in dieci società?», Pascarella cambia argomento. «Gradualmente arriveranno anche a 15 per la gioia di qualcuno del centrosinistra – risponde Nino -. Amsc era un’azienda speciale poi trasformata in S.p.a. quando fu defenestrato Greco. Secondo le nuove normative europee i servizi dovevano essere distinti in industriali (gas e acqua) e non. Per il decreto Enrico Letta come tutte le ex municipalizzate Amsc ha dovuto distinguere il ramo della distribuzione da quello della vendita del gas, costituendo una commerciale gas. L’altra è la società dove erano inseriti i servizi non industriali, come la gestione della piscina e il trasporto pubblico. Così sono arrivato a 3 società. Le altre? Alla fine del 2001 c’era l’opportunità d rilevare il complesso di via Bottini e decidemmo di trasferire i servizi in centro rispetto a via Aleardi. Un totale di nove società, tutte start up che dovevano essere avviate, generate dalla casa madre Amsc. Ti immagini nove presidenti di nove società legate tra loro? È stato meglio così».

«E la piscina di Saltrio?», chiede Pascarella. «Bisogna guardare le cose legate al contesto. L’amministrazione attuale ha inteso procedere con un’azione di responsabilità verso gli amministratori sia della Seprio sia di Amsc. Noi a Gallarate siamo stati i primi, alla faccia dell’ambientalismo del bieco centrosinistra, a portare la differenziata, abbassando la tassa sui rifiuti del 10% sotto Mucci. Poi ci sono stati errori. La vicenda della piscina di Saltrio avvenne quando Amsc, da sempre volta alla gestione degli acquedotti, per stare sul mercato portò a casa contratti per la gestione servizio idrico. Nel 2001 Gallarate gestiva 2 o 3 comuni, poi siamo arrivati a gestirne 18, ed era previsto che entrassero anche Saltrio, Viggiù e Clivio. I risultati vengono riportati con una perdita di 1,6 milioni, ma posso dire che sono inferiori: c’è stata una perdita, ma il nostro obiettivo era la gestione degli acquedotti».

Come si è passati nel bilancio da attivo a passivo in relazione anche alla gestione del gas in Sardegna? «Da questo episodio Amsc non ha perso nulla, anzi, ha guadagnato recuperando le spese legali che chi è subentrato nel 2011 è riuscito a concludere. Il resto è un’altra balla che chi è andato ad amministrare in Amsc ha concordato con Guenzani. Abbiamo chiuso il bilancio del 2010 con una perdita circa un milione di euro. Il sindaco non ha approvato il bilancio nonostante le preoccupazioni del collegio sindacale. A dicembre ha approvato il bilancio con una perdita di 5-6 milioni. Come è stato possibile? Tutti i crediti esigibili da parte di Amsc sono stati trasferiti nell’anno successivo, dove sono esigibili. Il bilancio del 2010 è stato chiuso addossando la colpa di aver avuto una perdita superiore a quella reale e incassando crediti successivamente. Ma tutto ciò mai è stato reso pubblico interamente. Non mi sembra poi che in questi cinque anni Amsc abbia dato dimostrazioni di limpidezza nelle assunzioni e nella capacità di redigere appalti, basta vedere il banalissimo appalto per la distribuzione dei sacchetti dei rifiuti, ed è sotto gli occhi di tutti. Guenzani e chi è stato mandato lì hanno ribaltato l’azienda per trovare qualcosa che potesse essere penalmente rilevante, senza risultati, ed erano talmente presi che un dipendente gli ha portato via sotto il naso 1,2 milioni di euro. Un centrosinistra che licenzia i dipendenti, che centrosinistra è? Io durante il mio mandato non ho mai licenziato nessuno».

E continua Pascarella: «Le altre vicende giudiziarie che ha attraversato?». «Nel 2005 ho ricevuto un avviso di garanzia con annessa perquisizione alle 5 del mattino, cosa che non auguro a nessuno. Guardavo negli occhi i miei figli che mi guardavano come a dire: “Che cosa sta succedendo?”. In 15 giorni ho subito due perquisizioni: per una presunta tangente e per la vicenda che fece apparire il sottoscritto e Nicola Mucci su Rai 3, contestualmente abbinata allo smaltimento illecito di rifiuti fatto da alcuni imprenditori. Per quanto riguarda la vicenda del cellulare, mi spiace che siano pubbliche solo alcune parti delle mie storie giudiziarie: la cassazione dice che è stato sbagliato tutto fin dall’inizio e mette in dubbio la lettera Fornara, dimostrazione della mancanza di valore di quelle sentenze, tant’è che la cassazione mi ha assolto. In particolare, la cassazione dice che la lettera con la testimonianza dell’ingegner Fornara non poteva essere neanche confutata, tuttavia poteva essere messa in dubbio la testimoninanza della persona che aveva un contenzioso con l’azienda, che non era stata licenziata ma che improvvisamente comparve come teste dicendo falsità, perché quando a ottobre 2011 ci fu l’assemblea era in congedo matrimoniale. Oggi, viva Dio, è una candidata del centrodestra». «Quindi oggi siete alleati?», chiede Pascarella; «Sostiene Andrea Cassani – risponde Caianiello -, è diverso».

La questione delle tangenti alle ex Majno. «L’accusatore fu smentito in prima battuta – risponde Caianiello -. Il giudice a Busto Arsizio già nel 2005 affermava la non sussistenza del fatto, ma fui condannato per estorsione, sebbene mi stessi difendendo da un’accusa di concussione. Ricorriamo per estorsione in appello e qui vi racconto un aneddoto sull’avvocato Pietro Romano, che non aveva il “bavaglino”, consuetudine di rispetto verso la corte. Il giudice sospende la seduta finché Romano e il suo cliente, dopo un’affannosa ricerca, trovarono il bavaglino. La sentenza cambia l’accusa di estorsione in concussione e riduce la pena di tre anni. La cassazione il 18 settembre 2015 ha semplicemente detto che bisogna riqualificare il reato. Io non so quando sarò convocato né per quale tipo di reato, sto attendendo l’assoluzione dal 2005 e per questo non ho più voluto incarichi pubblici, perché finché non risolverò i problemi con la giustizia non svolgerò più alcun ruolo pubblico. Io e i miei amici abbiamo fatto un percorso politico limpido. Ho sempre lavorato per far crescere gli altri. Mucci si è dimostrato, con i suoi difetti, un bravo amministratore e credo che oggi si possa contare su altro giovane. Il passo indietro l’ho fatto per mia scelta, anche per lasciare correre i giovani. Una persona deve candidarsi perché è convinta di ciò, non perché gliel’hanno chiesto, caro Edoardo Guenzani».

«Circola il nome Cassaniello», provoca Pascarella. «C’era anche Bossiniello. Candidare un giovane a Gallarate è un’operazione di coraggio, mentre la candidatura di qualcuno che aveva già perso nel 1997, che è stato assessore provinciale e componente della segreteria del presidente della Provincia, che sa parlare bene inglese (io posso solo parlare napoletano, non sono in grado di confermare se sia vero o meno) e che si mette in gioco per favorire il centrosinistra pur essendo uomo di centrodestra, mi fa pensare: quando si riuscirà a mettere da parte interesse personale? Noi abbiamo fiducia nei giovani. Nel 1987 quando Guenzani era assessore all’urbanistica, Lovazzano era già in consiglio. Ma di che cosa stiamo parlando? Di persone che ancora oggi, passata tangentopoli, quando i leghisti andavano in giro col cappio al collo ed io ero in consiglio a difendere le scelte, ricompaiono da dove non lo so e non voglio dirlo, e fanno i verginelli. Ma a Gallarate sappiamo tutti che il sindaco Guenzani è un professionista; si parla di cementificazione del centrodestra, ma voi sapete grazie alla sua nota capacità professionale quanto cemento ha tirato su Guenzani con la sua attività professionale?».

Infine Caianiello commenta l’assenza di Cassani: «Io cerco di dare il mio contributo alla vittoria del centrodestra nel modo più opportuno possibile. Ho fatto questo e continuerò a farlo. Vedo una campagna elettorale piatta, se non ci fosse un simpaticone avvocato che mi tira sempre in ballo. Io non posso avercela con Romano, ha lo stesso cognome di mia madre. E io, quando sento Romano, vedo davanti ai miei occhi mia madre quando me le dava, quando poche volte mi accarezzava e quando riesco a sentirla e ad andarla a trovare. Io vedo mia madre e la sua coscienza critica, lo prendo come segno del destino. Però mia madre ha fiducia in me, mentre Romano dovrà ricredersi, e non poco».

 

 

 

 

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7 risposte a “Nino Caianiello, politica, Amsc e contrattacco giudiziario

  1. SassoRotolante

    Hanno lasciato AMSC e i conti pubblici di Gallarate in stato disastroso e hanno il coraggio di rifarsi ancora vivi per dare giustificazioni improbabili!? Certo che in questo Paese non esiste più alcuna forma di decenza.
    Sveglia gallaratesi! Votare Cassani è come votare Caianiello. Fate attenzione o rischiate di ridare in mano la vostra città a chi ve l’ha lasciata in fin di vita 5 anni fa!

  2. Massimo gnocchi

    Un attimo….greco mise fuori dalla giunta in una sera d’estate l’allora assessore ai servizi sociali Nino caianiello…..poi non mi risulta che fu Giorgetti a chiedere una alleanza…..o forse sì? E le garanzie che tutto sarebbe filato liscio con forza Italia…..le diede poi a qualcuno l’attuale vicesegretario federale della lega nord. Ma filo’ tutto liscio. ? A giudicare da quanto poi accaduto 5 anni fa non direi….ma oggi la musica è’ cambiata. A quale lega credere: a quella di 5 anni fa o quella di adesso?

  3. GMT2

    Eh no Nino. Gioca coi fanti ma lascia stare i santi.
    Cheffai screditi gli oratori e le squadre sportive che tifano Guenzani e ti arruffiani la curia gallaratese al motto del “dimostrami che sei differente?”
    Biricchino che non sei altro.
    E l’idea del parcheggio sotto al Centro della Gioventù, raccontava la stampa locale pare fosse di un tale Tonellotto che la raccontò a Simeoni in una conferenza alla sala Foscolo dove si parlava di viabilità e parcheggi in Gallarate (e lo confermano almeno un paio di articoli).

  4. GMT2

    AMSC autodeterminante.
    Ovvero in psicologia locus of control esterno = è sempre colpa di un fattore esterno.
    E così, imprenditorialmente parlando, addossando a terze parti politiche, strategiche, economiche, contingenze, … il proliferare di società è conseguenza naturale del momento, esattamente come occuparsi di asset non pertinenti e mandare in rosso di parecchio i conti del gruppo.
    Ma va là.

  5. GMT2

    Incarichi pubblici.
    Come spiegare gli emolumenti con soldi pubblici di cui tutti abbiamo sentito raccontare da Report, la trasmissione della Gabanelli?
    Come spiegare la posizione pubblica in Agorà?
    Come raccontare il mecenatismo di un uomo che seleziona e lancia cavalli di razza nel tourbillon politico comunale provinciale e regionale senza interesse alcuno?
    Come immaginare di vedersi annunciare da un maggiordomo inglese in perfetta livrea “Sir, duole disturbarla, ma la sveglia odierna è accidentalmente avvenuta ad un’ora così infame, per lei e i componenti della sua stirpe a causa del repentino incedere di strani individui accomunati da uno stesso indicibile abito”?
    Vittimismo.

  6. GMT2

    Transfert romano.
    “E’ un meccanismo mentale per il quale l’individuo tende a spostare schemi di sentimenti, emozioni e pensieri da una relazione significante passata a una persona coinvolta in una relazione interpersonale attuale. Il processo è largamente inconscio ovvero il soggetto non comprende completamente da dove si originino tali sentimenti, emozioni e pensieri”.
    E qui mi parte l’invidia penis.
    Ma forse egli sente profondamente ciò a causa della mancanza di un programma elettorale del centrodestra di egual valore a quello di Borgo o Guenzani o altri?
    Per questo si considera intimamente inferiore con il proprio candidato?

  7. GMT

    Ma chi cavolo è GMT2 e perchè mi imita nello stile?
    Comunque l’esegesi ruscritta della puntata “La storia di un uomo della città e dei suoi abitanti” (un po’ altezzoso) è assolutamente condivisibile.
    GMT
    the real one

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