«Duno non si trasformerà in un paese dormitorio»

mario beltrami

«Classe 1953, sono un tecnico libero professionista e mi occupo di territorio, in particolare di salvaguardia territoriale, sono di origine dunese, residente a Duno e sono celibe». Si presenta così Mario Beltrami, consigliere comunale di minoranza uscente e oggi candidato alla poltrona di sindaco con la lista “Insieme per Duno”.

Quali sono le sue precedenti esperienze amministrative?
«Ho iniziato ad occuparmi di amministrazione comunale nel 1972 e da allora, salvo due legislature, ho fatto parte del Consiglio Comunale, sia in Maggioranza sia in Minoranza.
Nel 1997 sono stato eletto sindaco di Duno, il mandato è proseguito per due legislature (una da cinque ed una da quattro anni) fino al 2006. Ho ricoperto diversi incarichi in seno ad enti sovra comunali, Comunità Montana, Bacino Imbrifero Montano (BIM) ed altri».

Perché ha deciso di candidarsi?
«La spinta di parte della popolazione di Duno per una mia candidatura è stata determinante. All’inizio ero un poco titubante stante i miei impegni lavorativi e per via del pensiero di quanto potrebbe essere difficile rivitalizzare Duno ed accompagnarlo negli anni a venire in scelte, necessarie o imposte che siano, alquanto gravose e impopolari».

In che modo ha scelto i componenti della sua lista?
«La nostra lista è espressione della realtà sociale del paese, persone giovani e meno giovani che a prescindere dalle proprie funzioni professionali e conoscenze culturali condividono le stesse problematiche del vivere quotidiano a Duno».

Quali sono le priorità del paese?
«A onor del vero poche. Un po’ di socialità, servizi di base funzionanti (sgombero neve, trasporti, pulizia urbana) e un minimo di assistenza sanitaria».

Indichi le prime tre decisioni che prenderà una volta eletto sindaco
«Fra le molte decisioni che sarebbe necessario prendere a brevissimo le prime tre, banali se vogliamo, che valuteremo saranno:
1) il rifacimento della segnaletica stradale, strisce orizzontali inesistenti da anni ecartelli segnaletici verticali, rotti o asportati da tempo e un minimo di manutenzione alle strade con la pulizia dei tombini stradali da tempo intasati e rasi di materiale;
2) riparazione dell’orologio del campanile della chiesa Parrocchiale che è Torre Civica, di proprietà del Comune, da almeno quattro anni non suona più le mezze ore, contrariamente a quello allocato presso il Tempio Votivo dei Medici d’Italia in gestione alla Parrocchia che risulta sempre regolato e ben mantenuto. La confusione per un cittadino che necessita sapere l’orario è massima;
3) verificare l’effettiva possibilità, se necessario anche a spese del Comune, di riportare, almeno un giorno alla settimana per una/due ore un medico presso l’ambulatorio sito nel palazzo municipale».

Come vede il paese fra cinque anni?
«Onestamente non so, se parliamo dell’aspetto pratico, anche con i pochi mezzi a disposizione e con l’aiuto della popolazione qualcosa di buono si potrà fare, non voli pindarici, ma cose funzionali e necessarie.
Esiste un problema, l’età media della popolazione è elevata, giovani che vengono a stabilirsi in paese ce ne sono pochissimi, poi, dopo qualche anno, scelgono soluzioni meno impegnative e si trasferiscono altrove.
In un paese dove i servizi offerti sono pochi e la pressione fiscale è elevata è problematico vivere, noi resistiamo perché qui abbiamo le nostre radici.
Fra qualche anno Duno potrebbe diventare un dormitorio frequentato solo la notte da persone che non sanno nemmeno cos’è e che cosa è stato Duno.
Poi pesa notevolmente la questione dell’accorpamento dei Comuni, spiace dirlo ma dovremo valutare serenamente se per un paese di cento abitanti ha ancora senso essere amministrativamente autonomo».

Che opinione ha della campagna elettorale?
«In generale nei comuni chiamati al voto ritengo, scaramucce politiche a parte, che esista il rispetto della parte avversa e la voglia di avere un minimo di dialogo.
A Duno questo non avviene, per accaparrarsi anche un solo voto, biechi personaggi non esitano nel portare attacchi personali (a me e ai miei famigliari in particolare) con pesanti diffamazioni».

Un suo motto, una frase per convincere gli elettori
«Non abbiamo un motto, non ci abbiamo nemmeno pensato. Per convincere o meno gli elettori, visto che ci conosciamo tutti, basta spiegare onestamente quello che si intende fare per risolvere i problemi che tutti condividiamo. Poi, parafrasando, non c’è miglior sordo di chi non vuole sentire».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *